Pillole dal raduno
Galliani dice che se il calo della vendita degli abbonamenti è del 20% significa che l'80% della tifoseria "è d'accordo con la società". Gli ricordiamo che i tifosi guarderebbero il Milan anche in C2 perché per loro continua ad essere un affare di cuore?
Galliani dice che non ha disimparato a fare mercato. Per pensare il contrario potrebbero bastare le figuracce 2006 (servì un mese dalla fine di Calciopoli per prendere Oliveira e non chiudere per Ronaldo), 2007 (un mese per prendere Oddo al prezzo dettato da Lotito, un mese per prendere Emerson pagandolo, una stagione iniziata con due attaccanti, un'estate a giocare su Mister X) e 2008 (acquisti di giocatori spremuti).
Gattuso salta le ferie post Confederations.
Leonardo continua a pensare al 4-3-3: ma Pato deve proprio andare a destra? Se vuole giocare con la linea alta non vale la pena provare Ronaldinho trequartista così da lasciare una volta per tutte il Papero nella sua posizione preferita?
Leonardo pensa ad un cambio di posizione per un centrocampista. Pirlo avanzato toglierebbe spazi ad altri, decentrato si sfianca. E se toccasse a Seedorf?
C'era tempo fino al 6 luglio
L'amministratore delegato del Milan dice che per comprare c'è tempo fino al 23 agosto, data del via al campionato. E ha ragione, anche perché i prezzi scenderanno. Però qualcosa nel discorso non va proprio bene.
Ora, solo i tifosi più onbubilati dalla passione non hanno capito che è più facile arrivi un'invasione di alieni che il Colpo con la C maiuscola. I soldi non ci sono, ce lo hanno detto in tutte le salse e non credo sia mancata la chiarezza, almeno in questo. La società ovviamente da mesi sa del cambio di linea presidenziale. Sa da mesi che sarebbe stata l'estate della Cessione con la C maiuscola.
E allora come si può accettare che non si sia programmato per tempo con quali nomi ringiovanire? In gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio dov'era la società? Una volta sapeva muoversi in anticipo rispetto alla concorrenza, anche al di là dei soldi. Ora sembra procedere a tentoni. E così arriviamo al raduno con la squadra incompleta, quando si dovrebbe sfruttare l'estate per lavorare al rinnovamento.
Il ridimensionamento lo si accetta. Si è tifosi sempre, figurarsi se si può aver paura o rabbia per qualche anno sottotono e chi protesta perché Silvio non tira fuori i soldi meriterebbe un po' di serie B. Mica si vuole vincere sempre. Ma si vogliono vedere idee chiare: quelle non costano.
Si riparte
Ferie finite, il blog riavrà un post a breve. Nel mezzo di questa estate così triste per il Milan.
Preso Cissokho
L'ho visto troppo poco per giudicarlo. Però diciamoci la verità: non eravamo più abituati a veder arrivare un terzino di 22 anni ancora da compiere! Quindi bravi, la linea deve essere questa. Poi il giocatore si può azzeccare o meno, ma questo è un altro discorso.
Serie A, il Milan taglia il traguardo!
L'interrogativo. Sarebbe interessante sapere se a smuovere i giocatori sia stato il timore di perdere dieci giorni di vacanza in caso di preliminare. In ogni caso, bravi. Ottima prestazione.
Le emozioni. Sono oberato di lavoro e impegni vari. Delle emozioni parleremo in settimana.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Leonardo. E poi non dite che non vi avevo avvisato in tempo. In bocca al lupo, Leo! Io, ad occhio e croce, mi fido.
Serie A, finiscono epoche e si incasinano classifiche
Una serie infinita di errori. Sento l'obbligo morale di partire da una domanda: perché bisogna commettere l'errore di giocare alle 14 solari con 34 gradi? Ieri dallo stadio si vedevano immagini folli: giocatori che smettono di rincorrere l'avversario e chiedono acqua alla panchina, squadre lunghe 60 metri e senza centrocampo. In pratica, per chi va in vantaggio è quasi fatta. L'errore del Milan è stato non accontentarsi del pareggio, che sarebbe stato oro colato. L'errore del tecnico è grande come una casa e sta nella formazione iniziale: perché due centrocampisti in difesa (ieri Flamini un autentico disastro di indisciplina tattica nei 4 dietro) e Zambrotta in panchina? Perché Seedorf in panchina quando, con 34 gradi, c'era da tener palla? Sugli errori della curva, una roba da vergogna pura, scriverò a parte nei prossimi giorni perché ci vuole molto spazio: sono il segno di un nuovo modo di intendere il calcio, lontano anni luce dalla vecchia Fossa. Sulle dichiarazioni di Berlusconi, da settimane sono un disastro: ci rendiamo conto di quanto hanno destabilizzato le sue continue uscite? La società non aveva mai commesso sbagli simili, in 23 anni.
Una società di un certo tipo, una squadra capace di aprire cicli, una curva che ragiona, un capitano come Maldini. Quante cose non abbiamo più!
Serie A, meno male che mancano solo 15 giorni
Chi ha vinto. Ha vinto chi aveva 20 anni e non 30, ha vinto chi correva, ha vinto chi aveva stimoli. Elementare, Watson. Ma c'è modo e modo di perdere. Così non si può e nessuno può chiamarsi fuori. Non possono farlo i giocatori, perché devono fare meglio senza senza e senza ma; non può farlo l'allenatore, alcune delle cui mosse gridano vendetta (corrono il doppio e togliamo Flamini?); non può farlo la società, che alla duecentesima partita in cui soffriamo squadre dinamiche dovrebbe aver capito che i criteri con cui costruire la rosa vano rivisti. Quindi giù la testa, su le maniche e lavorare.
Il tormentone. Ora, da almeno tre mesi è chiaro a tutti come finirà la vicenda dell'allenatore e ormai alternative non ce ne sono. Ma in 23 anni non si era mai vista una così negativa gestione della situazione: dov'è finito il Milan che sapeva spostare l'attenzione sui temi che voleva? Dov'è finito il Milan che sapeva fare le cose senza che si venissero a sapere? Com'è possibile che la situazione ce la complichiamo da soli parlando a vanvera e con la Champions ancora da conquistare? Ora ci ritroviamo nei 15 giorni decisivi nello stato di caos più totale.
La classifica. Fa una paura folle, perché non vorremmo mai arrivare a Firenze con il terzo posto ancora in bilico. Eppure è molto probabile che sia così, giacché solo battere la Roma lo eviterebbe (pressoché inevitabili le vittorie di Fiorentina e Juve domenica prossima). Anche per questo l'errore denunciato nel 'tormentone' è gravissimo. Serrare i ranghi: l'apnea deve durare ancora due settimane poi, forse, si respirerà.
L'interrogativo. C'è un equivoco da cui uscire necessariamente: la posizione di Kakà. Seconda punta, trequartista, con un centravantone al fianco o con una prima linea svolazzante? Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa l'allenatore del Milan 2009/2010.
Onore al merito. Complimenti all'Inter, meritatamente campione d'Italia. Mi sanguina il cuore, ma tanto di cappello. Ovviamente non al becerume della festa scudetto di ieri.
Serie A, due mezze squadre non potevano che pareggiare
Cosa ci è mancato. 1) La capacità di reggere lo scontro sul piano fisico (Maldini-Favalli contro Amauri-Iaquinta!); 2) una punta di peso che ci consentisse di buttare la palla lunga e respirare ogni tanto; 3) la capacità di allargare a dovere il fronte offensivo; 4) la capacità di non far vedere la palla alla Juve una volta trovato l'insperato vantaggio. Sui primi due punti, c'era poco da fare: le lacune della squadra le conosciamo. Sugli altri due, c'era molto da fare: quanto al 3) è mancato clamorosamente Kakà e, vista la formazione a sorpresa della Juve, si doveva inserire Pato al posto di Inzaghi; quanto al 4), in quella fase i due palleggiatori principe Seedorf e Pirlo avrebbero dovuto darci di più, anche se a loro parziale discolpa va l'assenza di alternative di gioco.
Flamini. I maestrini in servizio permanente effettivo si mettano il cuore in pace: è un centrocampista e da terzino se la cava, ma quando un difensore si produce in una serie simile di recuperi disperati è perché è troppo spesso fuori posizione. Ieri la sua verve sarebbe servita a centrocampo, molto più di Beckham. Ci sta, vista la situazione di classifica, sperimentare. Ma ora il marsigliese lasci la difesa.
La fretta. Vado di frettissima oggi, prometto che tornerò sui temi del match.
L'interrogativo. Visto che calcio si gioca con due bestioni là davanti (a proposito: quando Ancelotti chiese Iaquinta e preferirono Ricardo Oliveira...)? Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa l'allenatore del Milan 2009/2010.
Serie A, oh ma che bel Milan
Il primo tema. Siamo belli sciolti e l'interrogativo (ormai è un vizio) della settimana scorsa rimane sul tavolo: come mai corriamo così tanto ora? Convergenza astrale dovuta al fatto che bene o male in molti sono arrivati solo ora ad essere al lavoro senza intoppi da settimane? E' così pesante l'assenza di impegni infrasettimanali (e nel caso aiuto per l'anno prossimo)?
Il secondo tema. Ne siamo tutti perfettamente consapevoli: il terzetto offensivo di ieri è una garanzia, è una coperta di Linus efficacissima, con quella sincronia disarmante che fa sempre trovare a Kakà lo spazio giusto. Quando vogliamo andare sul sicuro, andiamo lì. Ora mi chiedo due cose: Kakà ha solo espresso una preferenza per il ruolo di seconda punta o lo vuole proprio? E poi: non sarebbe il caso di utilizzare queste ultime, inutili, quattro giornate per provare a vedere cosa accade riportando Kakà a fare il trequartista (in fondo non succede da una vita)?
L'interrogativo. Guardando a Torino, balza all'occhio come la realtà (peraltro banalissima!!!) dei senatori che contano sia presente ovunque. Da qui discendono le più diverse teorie sulla gestione del gruppo. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa l'allenatore del Milan 2009/2010.
Serie A, manca solo l'aritmetica
Subito in vantaggio grazie ad un rigore molto generoso, il Milan passeggia anche sul Palermo: 19 punti in 7 partite subendo solo due gol sono una strisciona nella quale abbiamo sfruttato al meglio il calendario. Calendario che da domenica subirà una netta sterzata e ci metterà in fila cinque gare molto dure: a Catania in particolare (chi ci ha messo i piedi lo sa) è dura giocare a calcio. Ma con nove punti di vantaggio sulla quarta si sta sufficientemente tranquilli, anche se c'è lo scontro diretto esterno di mezzo.
The man of the match. I primi 50' di partita di Kakà sono stati una cosa devastante: ha letteralmente aperto in due il Palermo. Totalmente sgravato da compiti difensivi (Seedorf quasi a uomo su Liverani) e favorito dal fulmineo vantaggio che gli ha aperto spazi, in 50' ha fatto ammonire due volte Bovo, liberato Ambrosini nell'azione del secondo gol, segnato un rigore, messo Inzaghi davanti alla porta ecc. Si parla tanto ma a volte il calcio è così semplice: con un Kakà così...Anche se è evidente che tutti stanno meglio.
Pirlo. Due parole le merita. Anche lui è chiaramente cresciuto di condizione (ma perché tutti sono cresciuti di condizione ora?). Però è altrettanto chiaro che quando ha attorno una squadra che si muove lui lievita e li pesca tutti. Bravo.
L'interrogativo. Se l'onda lunga degli ultimi due mesi durerà fino al 31 maggio, c'è il concreto rischio che ci si dimentichi dei 6 mesi precedenti e si finisca per convincersi che se non si è vinto è stata davvero solo questione di infortuni (pesantissimi, ma non decisivi). Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa l'allenatore del Milan 2009/2010.
Serie A, il Milan passeggia sui resti del Toro
Un dislivello tecnico pauroso e forse, udite udite, anche un avversario messo peggio sul piano atletico: davvero difficile trovare qualcosa di significativo da dire. E' stata proprio una partita tra squadre di categorie diverse. Guardiamo solo alla classifica: un bell'allungo sulle inseguitrici. Ancora 5-6 punti e ci siamo.
Serie A, di riffa o di raffa/volume two
La novità. Nella giornata che passa alla storia come quella della prima espulsione di Ancelotti (che ridere!), il Milan cambia modulo e il disegno, piaccia o no, è molto chiaro: siccome quelli corrono il doppio, noi cerchiamo di tenerne bloccati dietro il più possibile infoltendo i trenta metri finali. E limitando così al solo Pellissier la possibilità di fare male. Tutto bene, se non fosse che noi non possiamo stare alti, specie con quella coppia là dietro. Sarebbe stato molto ma molto più logico giocare con l'albero di Natale, a mio modesto avviso. Anche se si sarebbe dovuto tenere fuori Inzaghi. Poi Ancelotti ha vinto, quindi ha avuto ragione lui. Ma l'assetto è parso bizzarro.
Mai più quei 4 in linea. Anche ieri quando siamo passati ai 4 in linea a centrocampo abbiamo sofferto il doppio. E' un controsenso, perché dovrebbe essere il contrario. Ma noi, che gli uomini siano giusti o no, quel sistema non lo sappiamo giocare.
Il momento. Continuiamo a fare tanti punti pur senza brillare. Questo, sia chiaro, è un merito e non una colpa. Soprattutto perché ormai si tratta di una costante. Però speravo in una classifica migliore: la vittoria del Genoa complica le cose, specie guardando al nostro calendario nelle ultime giornate. La Juventus è più vicina, ma tra secondo e terzo posto non cambia niente. E' alle spalle che si deve guardare. Certo è che tre punti a Verona, contro una squadra così, sono un colpaccio.
L'interrogativo. Ronaldinho è uno strepitoso giocatore da mezz'ora finale. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa l'allenatore del Milan 2009/2010.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Leonardo
Metti che a primavera inoltrata, nel 2008, uno dei più importanti club del mondo offra la panchina a uno degli allenatori più importanti del mondo.
Metti che l'allenatore si rivolga subito alla sua società, ma questa gli dica: "Ci dispiace, è troppo tardi".
Metti che allora l'allenatore e la società, amici, decidano di non farsi la guerra e di andare avanti così.
Metti che dieci mesi dopo lo stesso club cerchi ancora lo stesso allenatore, offrendogli tanti soldi e un grande progetto.
Metti che allora l'allenatore, magari indispettito perché certe smentite non arrivano, si rivolga ancora alla sua società, chiedendogli lumi sui progetti futuri: "Preferirei rimanere, ma con un progetto diverso".
Metti che allora la società gli dicache si può fare solo se si portano a casa certi risultati.
Metti che allora l'allenatore decida di mettersi in gioco. Se porta a casa il risultato quel progetto potrà vedere la luce, altrimenti lui si sentirà dire la stessa frase di dieci mesi fa: "Scusa, ma è tardi e non sappiamo che altro fare".
Serie A, di riffa o di raffa
I punti. Ruminando sì, ma con costanza, battiamo il Lecce. A otto giornate dalla fine non c'è da fare gli schizzinosi: contano solo i punti, ché quello che una squadra vale lo si è capito nei sette mesi precedenti. Piuttosto è lecito domandarsi quanti punti faremo da qui alla fine se l'andazzo non cambierà alla svelta. Anche se ormai è da un po' che si gioca male e si fanno punti: la tendenza potrebbe diventare una costante.
Flamini. C'è una leggenda metropolitana in circolazione, sentita ripetere anche stasera: quella secondo la quale Flamini avrebbe trovato spazio da poche settimane, due mesi al massimo. I numeri dicono che il marsigliese svezzato in Inghilterra (ammazza che incrocio) ha giocato 22 partite su 30 in campionato, 7 su 8 in Uefa. E' il centrocampista con più presenze e più minutaggio della squadra. Il problema è che all'inizio si notava meno, perché giocava meno bene. Ha imparato a muoversi nel nuovo sistema ed è diventato efficace. Ha dimostrato di avere il carattere per stare al Milan e infatti è diventato titolare. Chapeau.
La classifica. Se guardo a come giochiamo e al calendario e poi torno a guardare la classifica, questa diventa di colpo brutta.
L'interrogativo. Abbiamo faticato per un calo di tensione? Non credo, ho visto una squadra che si è impegnata. Piuttosto ho visto una squadra stanca, che va inesorabilmente rivoltata com un calzino in estate. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Leonardo. E, forse, è anche il caso di iniziare a chiedersi cosa ne pensa Ancelotti.
Buon compleanno!
Oggi compiono gli anni quattro Coppe dei Campioni e tre scudetti. Auguri ad Arrigo Sacchi, Alberto Zaccheroni e Clarence Seedorf.
Tempo di sosta
Sosta, quindi tempo per pensare e per progettare. Partecipo anch'io al giochino di diventare manager. Non mi spingo fino alla follia di fare i conti su cifre che esistono solo nell'immaginario di ciascuno di noi. Faccio solo i nomi, a partire da due idee molto semplici: 1) la squadra va rinnovata pesantemente; 2) presi uno per uno, solo pochi giocatori sono impresentabili, si tratta però di riportare le cose nella loro giusta misura
Restino: Abbiati, Bonera, Thiago Silva, Gattuso, Ambrosini, Flamini, Kakà, Pato.
Per tutti gli altri, si valutino le offerte. Di fenomeni non ne abbiamo visti.
Serie A, ventinovesimo turno: un punto tutto d'oro
Cronaca. Nel primo tempo il Milan riesce a fare la partita che vuole: ritmi bassi, palla quasi sempre tra i piedi, pochi spazi per i blitz in campo aperto di Hamsik e Lavezzi, squadra corta. Ci riesce perché il Napoli è timido e ci riesce perché è bravo a mantenere le distanze. Nel secondo tempo il piano salta, i ritmi si alzano e ovviamente questo favorisce chi sa correre. Ossia gli avversari. Per questo il punto è d'oro: l'unica squadra che poteva vincere era il Napoli. Se invece fossimo stati in grado di rimanere ordinati per 90', ho pochi dubbi sul fatto che avremmo fatto il colpo.
La chiave. Quando salta il disegno tattico che ci stava consentendo di mascherare le nostre lacune? Quando esce Seedorf. Poco brillante e senza cambio di passo, è comunque l'uomo che tiene le distanze. Anche perché copre. Quando esce lui ed entra Kakà - che di voglia di rientrare ne ha ben poca - la squadra si allunga, spezzandosi in due tronconi: da lì in poi la partita diventa quella sognata da Donadoni e che Ancelotti aveva cercato di evitare. Ossia una partita in campo aperto. Quando poi entra anche Ronaldinho la cosa, se possibile, peggiora perché Pato passa centrale e smette di venire a prender palla più indietro
Contenti? Si può essere contenti dopo una partita così? Io dico di sì. Perché non era certo la partita di ieri a doverci dire quanto valiamo: di essere modesti lo sappiamo da tempo immemore. Ieri - e sarà così in tutte le partite che mancano - dovevamo solo fare punti per arrivare terzi. E' chiaro che per vedere una squadra forte bisognerà attendere (almeno) l'anno prossimo. E' inutile sedersi in poltrona e sperare di vedere un grande Milan: non c'è e chi non ne ha preso atto si consegna masochisticamente ad altre nove partite di incazzatura.
L'interrogativo. Ancelotti ieri ha dimostrato definitivamente di non ritenere più Ronaldinho in grado di giocare da trequartista, preferendo sostituire Seedorf con un Kakà sicuramente più indietro di condizione del dentone. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Leonardo.
Serie A, toh! Il Milan s'è fatto concreto
Cronaca. Partita che si sviluppa secondo copione sul piano del gioco: Siena che pressa presto e alza i ritmi, Milan che cerca di addormentare il gioco per far prevalere il maggior tasso tecnico. Così per tutto il primo tempo i rossoneri annaspano ma il punteggio sorride loro grazie all'ingenuità di Kharja che vale il rigore. E poi in chiusura di tempo arriva il guizzo di Inzaghi a dare lo 0-2, un risultato non certo frutto di una bella prestazione. Poi Pato si inventa la sassata che chiude il match: terzo gol su tre fuori dal contesto tattico del match. E così c'è tempo per spaventarsi per Kakà e per festeggiare quel bizzarro personaggio che si chiama never ending Pippo. E' la seconda vittoria oltre i meriti in due domeniche: bel segno.
Abbiati. Speriamo bene, davvero. La differenza di rendimento tra il nostro portiere titolare e il nostro secondo portiere è imbarazzante.
Ronaldinho. E' una piccolezza, ma mi è proprio piaciuto vedere come ha esultato, a bordo campo, per il quarto gol.
L'interrogativo. Anche contro una grande Zuniga si è confermato tra i migliori interpreti di un ruolo in cui siamo poco coperti. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Leonardo.
Serie A, la notizia è che il Milan è stato cinico
Premessa. A noi il Milan piace quando gioca moooolto meglio e anche ieri si è vista una squadra modesta.
Tesi. In questa fase di grande difficoltà non mi sembra il caso di fare gli schizzinosi: il Milan ha vinto 3-0, evviva il Milan. Non mi pare il momento di pensare di poter vincere e convincere. In questo pesano anche le assenze, benché sia stucchevole sentire l'amministratore delegato dire che "i dodici punti di distacco dall'Inter sono dovuti ai 9 infortunati: 1,3 punti ciascuno" (anche perché non si capisce la ragione per la quale le assenze dell'Inter non si contino).
Possibili sviluppi futuri. Ora arrivano due trasferte: per uscirne indenni (a volte due punti sono meglio di tre) serve salire di rendimento di una spanna. E, sia detto sottovoce, servirebbe anche un po' di forza in più nelle gambe.
Il modulo. Il prossimo che parla di 4-4-2 classico verrà sottoposto a flagellazione pubblica: non lo sappiamo giocare perché il 90% dei nostri giocatori vuole la palla sui piedi. Ieri in 5' con il centrocampo in linea siamo arretrati di venti metri. Nota di stramerito per Beckham: ha fatto una partita fantastica. Quanti trequartisti vedete correre così tanto?
L'interrogativo. In estate spesi belle parole per l'arrivo di Senderos. Ora mi pare che il credito si stia esaurendo. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Leonardo.
Fate voi
Conferenza stampa di oggi. Alberto Costa del Corriere della Sera a Carlo Ancelotti: "So che non potrai rispondermi sinceramente, ma te lo chiedo lo stesso. Ora che le cose vanno male non sarebbe il caso che tutti si sacrificassero? In passato gente come Maldini e Gattuso ha giocato in condizioni disastrose, ora hai giocatori che si chiamano fuori quando basterebbe un'infiltrazione". Ancelotti risponde con un sorriso e glissa.
Gli infortunati non di lungo corso e non muscolari (per i quali l'infiltrazione non c'entra) sono Ronaldinho e Kakà. Poi non so a chi si riferisse Costa, fate voi.
Serie A, battuti dalla Sampdoria
Ecco perché. Alla vigilia chi scrive sognava un pareggio senza gol. Dopo aver subito quello di Cassano è diventato chiaro il perché: perché il Milan (e in questo concediamo le attenuanti geenriche delle assenze nel reparto offensivo) non sa far male. Cosa vuoi dire alla squadra? Non si può dire che siano mancati impegno, concentrazione e ordine. E' mancata la forza di pungere. Ma quella o ce l'hai o non ce l'hai. Poi è vero che in questi momenti una bella dose di sfiga non manca mai: al momento del gol del 2-0 la Samp era al terzo tiro in porta. Ma i guai sono ben altri dal rapporto con la dea bendata.
Il sospetto. E' banale ma lo ripetiamo: è il momento dell'unità. Di solito questa società, questo allenatore e questo gruppo danno il meglio nelle situazioni complicate e su questo ci sono pochi dubbi. Il sospetto è che il meglio che possono dare sia qualcosa di insufficiente: anche ieri hanno dato tutto e il risultato è quello che conosciamo.
L'interrogativo. Con quello di ieri, benché giocasse a centrocampo, siamo a 1.200 gol subiti su errore di Jankulovski in 3 anni e mezzo. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Leonardo: secondo lui si può puntare ancora sul ceco?
Ho un sogno nel cuore
Il Milan va a Genova e fa zero a zero. Come qualche anno fa a Roma con la Lazio: nel momento difficile, la squadra si compatta e bada al primo non prenderle. Respira con un punticino epoi riparte. Oggi conta solo non perdere
Coppa Uefa, un Milan inguardabile si fa eliminare
Il kappao. Scuse non ce ne sono. Né per l'allenatore né per la squadra. L'elenco degli errori commessi ieri sera dall'uno e dall'altra è molto, troppo lungo. Entrambi fermi ad aspettare il colpo del ko, arrivato inesorabile.
Il momento. Siamo in una difficoltà spaventosa, anche perché a Genova a quanto pare andremo senza Kakà, Ambrosini e Seedorf. Ma c'è una classifica da difendere. Arrivare in Champions è vitale. E' il momento di stare compatti, tutti, e tirare fuori l'orgoglio. Di solito siamo bravi in questo genere di cose. E poi a fine anno la società faccia quello che l'estate scorsa ha fatto solo parzialmente.
L'interrogativo. Da circa un anno Pirlo è diventato un giocatore normale, se non gli si cambia il contesto entro cui deve muoversi. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Leonardo.
Serie A, giocando con carattere battiamo il Cagliari
Cronaca. Il Milan torna dopo secoli al 4-4-2 per cause di forza maggiore. La scelta più logica, con gli uomini a disposizione. La squadra si muove bene, corta e compatta come non le capitava da un po': del resto cambiando così tanti uomini è normale cambiare volto. Controlla la partita ma fatica a pungere, anche perché i 25 metri finali sono di competenza di uno che non esce nonostante l'infortunio e di uno che vive di lampi. Così è il Cagliari ad essere più pericoloso, fino a che non arriva il gol . Da lì in poi la partita si incanala su altri binari, congeniali al Milan solido e arcigno di oggi. Un Milan da campionato. Bravi.
Seedorf. E' chiaramente il personaggio del giorno. Parte bene poi, dopo un quarto d'ora, si fa male. Nonostante questo, resta in campo. Di fatto, solo per dirigere verbalmente le operazioni, nel consueto ruolo di ambasciatore ancelottiano (chiaramente se in panchina ci fosse stato un Ronaldinho o un Kakà è difficile ipotizzare che Seedorf sarebbe rimasto dentro). Si innervosisce quando lo fischiano e così inizia a sbagliare sempre più. Alla fine segna e reagisce come non si dovrebbe, ma come si sapeva, conoscendolo. La sua personalità straborda al punto che basta che si porti una mano all'orecchio perché i fischi cessino (i loggionisti se ti prendono di mira non si fermano di certo davanti ad un appoggio a porta vuota: conta il gesto successivo).
La sostituzione. Quando si fa male Bonera l'insostituibile, entra Senderos e non Kaladze. Tutto a posto?
La curiosità. Con il 4-4-2, difficile da proporre con la squadra al completo, guadagnano molto Flamini, Pirlo e Jankulovski. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Leonardo.
Coppa Uefa, emozionanate pari a Brema
Scrivo in colpevole (ma rispetto a chi?) ritardo (ma rispetto a cosa?) per piacevoli cause di forza maggiore, dunque la faccio breve.
Abbiamo giocato bene ma ci siamo fatti raggiungere per i seguenti motivi, sopraggiunti in ordine cronologico: a) errori nel chiudere la partita; b) limiti dei centrali difensivi, incapaci di reggere all'urto di due attaccanti scarsi; c) mancanza di un uomo capace di tenere palla oltre la tre quarti; d) ritardo dell'allenatore nel ridisegnare il centrocampo (anche se un gol su calcio da fermo battuto a centrocampo lo incassi anche con il centrocampo a 12). In ordine di importanza: b, a, c, d.
L'ordine è questo perché i fatti dicono che quando Ancelotti è intervenuto con i cambi che gli si rimprovera di non aver fatto ieri, abbiamo sempre subito il pareggio (vedi Genoa e Roma).
Poi non so voi ma io sono ancora estasiato da Seedorf, per quel che ha fatto con e (soprattutto) senza palla. E' un giocatore disumano, quando ha voglia.
Serie A, ko nel derby
La partita. Il Milan che fa possesso palla cercando di aggirare l'avversario, l'Inter che sta bassa e gioca la palla lunga sui due marcantoni che ha davanti: un copione non certo sorprendente. Sorprende, nella prima mezz'ora, la facilità di calcio del Milan, molto aiutato dall'ottima vena dei suoi due trequartisti, due giocatori che raramente sbagliano queste partite. Poi una dormita di Maldini costa lo svantaggio e la squadra sbanda. Rientra in partita al quarto d'ora della ripresa e per un'altra mezz'ora controlla il gioco. Sarebbe stato più giusto il pari.
La differenza. La differenza tra le due squadre sta nelle aree di rigore. A centrocampo il Milan fa nettamente meglio, pur scontando la scarsa vena di Pirlo e la normalità di Beckham. E' nelle due aree di rigore che l'Inter è una spanna sopra: ha due centrali difensivi come si deve, mentre noi ne abbiamo un al terz'ultimo mese di carriera e uno al rientro; ha due attaccanti poderosi, mentre noi per due terzi di gara ne abbiamo uno un po' spaventato davanti all'ipotesi dello scontro fisico. Sapete com'è: nelle aree di rigore si fanno i gol, la differenza non è da poco.
L'arbitro. Il vero, grosso errore sta nel rigore negato a Inzaghi. Sul gol di Adriano si scatena il baillame delle interpretazioni, ma il regolamento chiede di punire solo i tocchi volontari e quello palesemente non lo era. Anche chiedere l'espulsione di Ambrosini mi sembra un po' esagerato: la prima ammonizione è stata inventata.
L'orgoglio. Al tifoso del Milan io credo debba rimanere l'orgoglio di aver visto la squadra dare il massimo. Abbiamo fatto davvero quanto potevamo, sia sotto il profilo dell'impegno che per quanto riguarda l'impostazione tattica. Il problema è che se noi abbiamo bisogno di dare 100 per vincere, all'Inter basta dare 50.
Leonardo in panchina
E' vero, è un'ipotesi presa in considerazione dalla società.
Serie A, bloccati dalla Reggina
La solita sonata. Avversari asserragliati negli ultimi venticinque metri, Milan che si riversa in avanti ma non riesce a sfondare. Scenario già visto tante volte negli ultimi anni. La soluzione sarebbe sempre la stessa e cioè copiare chi queste gare le sa vincere. Come le vince l'Inter? Buttando una valanga di chili in area. L'Inter ha quattro centravanti di peso, la Juve tre. Noi uno ed è infortunato dall'inizio dell'anno. Se l'avversario resta chiuso in area non puoi passare palla a terra ma devi ricorrere al cross. Cosa che ieri abbiamo fatto benissimo: se metti almeno venti palloni in area non puoi non essere soddisfatto del gioco. Peccato che i nostri attaccanti sappiano giocare solo con la palla a terra. E allora adieu. Anche quando, come ieri sera, non mancano impegno e ritmo.
Casualità? Esce Ronaldinho e il Milan prima arriva a farsi annullare un gol e poi a guadagnare un rigore. Casualità? Non credo. Con lo stantìo Ronaldinho in campo, né Kakà prima né Pato poi avrebbero potuto allargarsi sul lato preferito e puntare l'avversario, perché in quella porzione di campo sarebbe stata issata la bandiera del simpatico Gaucho. Qualcuno prima o poi dovrà spiegarci il ragionamento calcistico che ha portato a prendere Ronaldinho quando c'era sul mercato Amauri.
La struttura. Ieri il Milan era diverso dal solito negli uomini. C'era un Milan spesso invocato dai tifosi: fuori Pirlo e Seedorf, dentro un mediano (bravissimo) davanti alla difesa e Ronaldinho a dare imprevedibilità. Ne è uscita una partita uguale a mille altre: a conferma che i limiti sono strutturali e non legati a questo o quell'interprete.
Serie A, espugnata la Roma biancoceleste
Segno più. Non mi ricordo nemmeno da quanto tempo non chiudevamo una trasferta senza subire reti. Abbiamo ritrovato subito un Bonera su buoni livelli: se ci aggiungeremo un Nesta accettabile la nostra stagione potrà assumere altri contorni. Beckham sembra quello di 5-6 anni fa. Abbiati bravissimo. E, soprattutto, Ambrosini è in una condizione che ci consente di mascherare altri guai.
Segno meno. A centrocampo balliamo ancora troppo: non appena perdiamo palla ci vengono i brividi lungo la schiena. Visto che di Gattuso ce n'è uno solo, le soluzioni possono essere solo due: o si mette più peso (già, ma con chi?) o si prega che Nesta rientri alla svelta, così da alzare la linea difensiva di quei 10-15 metri che mancano.
Davanti. Quando Spalletti inventò il famoso 4-2-3-1 con Totti centravanti decine di servizi su tv e giornali per incensarne le doti. Ora Ancelotti si è inventato una cosa nuova, che io non ricordo di aver visto altrove, con questo modulo senza centravanti e con due punte che si allargano e accentrano a turno senza dare riferimenti (cosa molto facile a dirsi e ad immaginarsi, molto meno a farsi), il silenzio più totale. Posso azzardare un'ipotesi: il 90% della stampa sportiva è talmente competente da non essersene accorta e da parlare ancora di un 4-3-2-1 o al massimo 4-3-1-2. Postilla: i tempi di gioco di Beckham in questo sistema sono una manna.
Classifica. Abbiamo guadagnato su Juve, Roma e Fiorentina. Chi si è soffermato su altri punti di riferimento stia attento a non sognare troppo, ché poi quando ci si sveglia si sta male.